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#1
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Una società con sede nel Regno Unito operante nella consulenza
aziendale, ha diverse decine di clienti in Italia. Ha qualche dipendente (assunti con contratto sotto la legge del Regno Unito) che vive e lavora stabilmente in Italia impegnati sia nella vendita che nella fornitura del servizio stesso, ed ha un ufficio virtuale (ed in passato anche un ufficio fisico tramite un "prestanome"). Si può parlare di stabile organizzazione? se si, quali sono i rischi in termini di sanzioni (o peggio) per tale azienda visto che è totalmente sconosciuta al fisco Italiano (è una limited inglese che con tali clienti italiani fatture 250k€/anno)? Grazie |
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#2
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Nessuno sa null?
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#3
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"Contango"
Una società con sede nel Regno Unito operante nella consulenza aziendale, ha diverse decine di clienti in Italia. Ha qualche dipendente (assunti con contratto sotto la legge del Regno Unito) che vive e lavora stabilmente in Italia impegnati sia nella vendita che nella fornitura del servizio stesso, ed ha un ufficio virtuale (ed in passato anche un ufficio fisico tramite un "prestanome"). Si può parlare di stabile organizzazione? se si, quali sono i rischi in termini di sanzioni (o peggio) per tale azienda visto che è totalmente sconosciuta al fisco Italiano (è una limited inglese che con tali clienti italiani fatture 250k€/anno)? --- Senza una sede fissa ritengo che sia improbabile che il fisco metta in discussione l'attuale impostazione. Ciao Umberto |
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#4
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umberto ha scritto:
> "Contango" > Una società con sede nel Regno Unito operante nella consulenza > aziendale, ha diverse decine di clienti in Italia. Ha qualche > dipendente (assunti con contratto sotto la legge del Regno Unito) che > vive e lavora stabilmente in Italia impegnati sia nella vendita che > nella fornitura del servizio stesso, ed ha un ufficio virtuale (ed in > passato anche un ufficio fisico tramite un "prestanome"). Si può > parlare di stabile organizzazione? se si, quali sono i rischi in > termini di sanzioni (o peggio) per tale azienda visto che è totalmente > sconosciuta al fisco Italiano (è una limited inglese che con tali > clienti italiani fatture 250k€/anno)? > --- Senza una sede fissa ritengo che sia improbabile che il fisco metta in > discussione l'attuale impostazione. secondo me la stabile organizzazione c'è. Quel che invece mi lascia nel dubbio è questo: dov'è l'impresa visto che l'art. 162 parla di imprese e non di professionisti? |
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#5
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"Tango-"
> umberto ha scritto: > secondo me la stabile organizzazione c'è. Quel che invece mi lascia nel > dubbio è questo: dov'è l'impresa visto che l'art. 162 parla di imprese e > non di professionisti? ----Anche secondo me, nella sostanza, c'è una "stabile organizzazione". Però, formalmente, la questione può essere controversa, mancando una organizzazione stabilita in una sede fissa. Dalla Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-UK. "Articolo 5 - Stabile organizzazione 1. Ai fini della presente Convenzione, l'espressione "stabile organizzazione" designa una sede fissa di affari in cui un'impresa esercita in tutto o in parte la sua attività. 2. L'espressione "stabile organizzazione" comprende in particolare: a) una sede di direzione; b) una succursale; c) un ufficio ...". Per esprimere una valutazione più corretta, sarebbe necessario conoscere esattamente la situazione. Se l'attività principale e la sede è nel Regno Unito, a mio avviso, difficilmente può essere "individuabile" (dal fisco) come stabile organizzazione in Italia. Se invece la Sede in UK è solo fittizia, evidentemente il reddito prodotto in Italia (e forse non solo quello) dovrebbe essere soggetto alle imposte italiane. Resta egualemente il problema per la parte di reddito prodotto in Italia che, a causa della presenza stabile di un'organizzazione di persone, che prestano continuativamente dei servizi nel territorio italiano, questo reddito, con ogni probabilità, secondo il fisco, andrebbe soggetto a tassazione in Italia. È vero che l'art. 162 fa riferimento all'impresa, ma potrebbe essere facile affermare che una Ltd produca redditi d'impresa. Ciao Umberto |
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#6
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umberto ha scritto:
> "Tango-" > ----Anche secondo me, nella sostanza, c'è una "stabile organizzazione". > Però, formalmente, la questione può essere controversa, mancando una > organizzazione stabilita in una sede fissa. > Dalla Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-UK. > "Articolo 5 - Stabile organizzazione > 1. Ai fini della presente Convenzione, l'espressione "stabile > organizzazione" designa una sede fissa di affari in cui un'impresa esercita > in tutto o in parte la sua attività. > 2. L'espressione "stabile organizzazione" comprende in particolare: > a) una sede di direzione; > b) una succursale; > c) un ufficio ...". > Per esprimere una valutazione più corretta, sarebbe necessario conoscere > esattamente la situazione. Se l'attività principale e la sede è nel Regno > Unito, a mio avviso, difficilmente può essere "individuabile" (dal fisco) > come stabile organizzazione in Italia. > Se invece la Sede in UK è solo fittizia, evidentemente il reddito prodotto > in Italia (e forse non solo quello) dovrebbe essere soggetto alle imposte > italiane. > Resta egualemente il problema per la parte di reddito prodotto in Italia > che, a causa della presenza stabile di un'organizzazione di persone, che > prestano continuativamente dei servizi nel territorio italiano, questo > reddito, con ogni probabilità, secondo il fisco, andrebbe soggetto a > tassazione in Italia. > È vero che l'art. 162 fa riferimento all'impresa, ma potrebbe essere facile > affermare che una Ltd produca redditi d'impresa. è vero. Quindi, per riassumere: ci sono dipendenti della Ltd inglese che svolgono continuativamente servizi in Italia con corrispettivi per 250.000 Euro all'anno; c'è un ufficio, anche se l'aggettivo "virtuale" mi fa pensare più a un recapito; c'è o c'è stato un ufficio vero e proprio, anche se non si capisce cosa sia il "prestanome". Imho la sede fissa d'affari c'è; conseguentemente il rischio d'accertamento, sia sotto l'aspetto IVA che in materia di imposte dirette, mi pare alto. |
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#7
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Sono riuscito a reperire maggiori info:
La società è inglese e ha diverse decine di dipendendi. Inizialmente seguiva direttamente dalla sede in UK diversi clienti multinazionali che avevano anche sedi periferiche in Italia. Successivamente il business in Italia si è intensificato e hanno inizato ad avere clienti "solo" italiani (tra cui la mia azienda) Non hanno nessuna "partita iva" in italia.....inoltre riguardo i punti sotto: > ci sono dipendenti della Ltd inglese che svolgono continuativamente > servizi in Italia con corrispettivi per 250.000 Euro all'anno; Dipendenti con contratto di lavoro inglese che lavorano stabilmente in Italia, alcuni da casa propria. tra l'altro il mio referente si è confidato che lui personalmente paga Irpef in Italia in quanto di fatto è sempre qui non volendo rischiare nulla > c'è un ufficio, anche se l'aggettivo "virtuale" mi fa pensare più a un > recapito; Una specie di società di servizi che fornisce un numero di telefono, un recapito postale e un ufficio temporaneo (inteso come locale) in caso di necessità > c'è o c'è stato un ufficio vero e proprio, anche se non si capisce cosa > sia il "prestanome". Un dipendente che ha affittato a proprio nome un appartamento/ufficio (non so esattamente) nel quale i dipendenti basati in Italia lavoravano. Ora però non c'è + > Imho la sede fissa d'affari c'è; conseguentemente il rischio > d'accertamento, sia sotto l'aspetto IVA che in materia di imposte dirette, > mi pare alto. > Come si può accorgere il fisco? Si può fare una segnalazione? In che modi? Io ho capito che non dovremmo correre nessun rischio, visto che io ricevo regolare fattura (senza IVA) e pago con bonifico... Grazie |
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#8
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"Tango-"
> umberto ha scritto: > > è vero. Quindi, per riassumere: > ci sono dipendenti della Ltd inglese che svolgono continuativamente > servizi in Italia con corrispettivi per 250.000 Euro all'anno; > c'è un ufficio, anche se l'aggettivo "virtuale" mi fa pensare più a un > recapito; > c'è o c'è stato un ufficio vero e proprio, anche se non si capisce cosa > sia il "prestanome". > Imho la sede fissa d'affari c'è; conseguentemente il rischio > d'accertamento, sia sotto l'aspetto IVA che in materia di imposte dirette, > mi pare alto. ---- Convengo. Riguardo l'IVA forse il discorso è relativo, perchè penso che i clienti italiani abbiamo "pagato" l'IVA Italia. Certamente l'argomento imposte dirette è molto più delicato. Ciao Umberto |
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#9
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"Contango"
cut Come si può accorgere il fisco? Si può fare una segnalazione? In che modi? Io ho capito che non dovremmo correre nessun rischio, visto che io ricevo regolare fattura (senza IVA) e pago con bonifico... --- La fattura la devi integrare con l'IVA o fare autofattura. Devi poi fare il modello Intra acquisti servizi intracomunitari. Ritengo che tu sia in regola con il fisco italiano. Eventualmente sono problemi della Ltd. L'unica attenzione potresti averla nella conservazione della documentazione idonea a dimostrare l'effettività del servizio. Ciao Umberto |
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