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 #1  
27.10.2004, 09:54
Roberto76
Curiose coincidenze, 3 film fantasy tra gli UFV, un involontario percorso
nel genere.


"Il bacio della pantera" ("Cat people", di Jaques Tourneur, 1943)

Gioiello dei tempi che furono, suggestivo ed affascinante. L'ambiguità della
protagonista affonda le sue radici nel passato di un popolo, anzi nel mito
(e il titolo originale è ben più efficace). Grandissima resa fotografica,
immancabile dose di psicanalisi (come si conviene ai noir del periodo),
splendida protagonista. Il racconto resta sempre in bilico fra la deriva
fantastica (sempre ad un passo, sempre *possibile* e *credibile*
nell'economia del racconto ma mai condivisa definitivamente) e il mistero
psicanalitico, scientificamente spiegabile. Una scelta vicente che costringe
lo spettatore a prendere posizione, una soluzione che Tourneur adottò anche
per il famoso "Ho camminato con uno zombie".
Celeberrima la scena della piscina, splendido, in generale, il bianco e nero
di.
Da (ri)vedere assolutamente dopo aver subìto il tremendo "Catwoman".


"Peter Pan" (di Paul J. Hogan, 2003)

Non ho mai amato "Peter Pan", soprattutto al cinema. Detesto i film in cui
orde di ragazzini si agitano senza motivo per tutto il tempo. Nemmeno
quest'ultima versione cinematografica si sottrae a questo insensato e
insopportabile scatenamento collettivo, con l'aggravante di attori-bambini
puntualmente antipatici e un doppiaggio da commedia "brillante"
fastidiosamente sopra le righe. Alla fine della visione ci si chiede cosa
sia successo di tanto importante da giustificare 108 minuti di film. Non
molto, in verità. Però il film è visivamente ricchissimo, non mi aspettavo
tanto. La regia è abbastanza convenzionale ma colpisce il lavoro
scenografico, fotografico ed effettistico (Digital Domain e Industrial Light
& Magic, of course). Il mix è autenticamente "magico" e spettacolare, certe
immagini e invenzioni sorprendono per fantasia, forza evocativa e cura
realizzativa. Il racconto, poi, prova a cogliere l'aspetto più "cattivo"
della notissima storia, con un orsacchiotto decapitato, sirene che prima
ammaliano e poi uccidono e un Capitan Uncino che non esita a sparare a chi
lo delude. Rispetto all'"Hook" di Spielberg il rapporto fra i bambini e i
genitori perde importanza, mentre diviene centrale il personaggio di Wendy e
l'amore acerbo tra la ragazzina e Peter Pan. In definitiva, un buon film per
bambini, realizzato con larghezza di mezzi (ma ho il sospetto che il talento
dei tecnici e la libertà che un film così concede abbiano prevalso sul
budget) e visivamente sontuoso.


"Io, robot" ("I, robot", di Alex Proyas, 2004)

Concepito per lo stesso pubblico adolescenziale di "Spiderman 2" o "Harry
Potter", "Io, robot" rinuncia alle complesse speculazioni filosofiche cui
si prestavano i racconti di Asimov e che forse ci si aspettava dal regista
de "Il corvo" e di "Dark city". Proyas in questo caso si dedica
prevalentemente all'aspetto action e spettacolare della vicenda, dimostrando
una volta di più come "da un grande budget derivino grandi responsabilità"
(^_-). Il che, beninteso, non è necessariamente un male. Certo, le idee su
cui si regge la vicenda sono trattate in modo blando e superficiale. Ma sono
pur sempre idee e spunti *fantascientifici* che al cinema diventano sempre
più rari (il fantasy impera). Il rapporto umano/artificiale, i conflitti fra
le Tre Leggi, la
natura umana esplorata attraverso i contrasti con simulacri sempre più
antropomorfi e "credibili" potevano certo contare su un approccio di ben
altro
spessore e, naturalmente, ci sono episodi di Star Trek (soprattutto TNG) che
hanno affrontato questi argomenti in modo ben più profondo e raffinato. Ma
non tutti possono chiamarsi Kubrick, Spielberg, Cameron, Oshii... e "Io,
robot" resta comunque un action fantascientifico piacevole e ottimamente
realizzato, un film "da vedere per gli effetti speciali", espressione alla
quale si ricorre troppo spesso ma che in questo caso è più che doverosa. La
Digital Domain e la Weta hanno fatto un lavoro notevolissimo (che
meriterebbe di essere approfondito). Peccato per la città del futuro,
concettualmente piatta e convenzionale. Ma i robot sono fantastici e Sonny è
più espressivo di Willy Smith (eterno "bad boy").
Insomma, mi sono divertito.
Ma, non lo nego, il Proyas "autore" ne esce fortemente ridimensionato.

R.
 #2  
27.10.2004, 10:36
Roberto76
"Roberto76" ha scritto nel messaggio

> splendido, in generale, il bianco e nero
> di


di Nicholas Musuraca.

R.
 #3  
27.10.2004, 11:26
un fake di Alberto
Roberto76 <robfurio> wrote:

> Ma, non lo nego, il Proyas "autore" ne esce fortemente ridimensionato.


Ah, beh, grazie, ci mancherebbe solo che dopo Mann si promuovesse autore
perfino Proyas.

Che poi lui ci crede pure: il film si chiude col classico "possessive
credit", un film "di" Alex Proyas.

Prima o poi forse si dovra' ridimensionare anche la teoria dell'autore:
Bazin e i suoi ragazzi sono stati dei grandi ma comincia a sembrare
l'ora di ridiscuterne.
 #4  
27.10.2004, 12:10
Cheech \(aka Rob.\)
mercoledì, dopo averne attentamente valutato le conseguenze, un fake di
Alberto ci confida:
> Roberto76 <robfurio> wrote:
>
>> Ma, non lo nego, il Proyas "autore" ne esce fortemente ridimensionato.

>
> Ah, beh, grazie, ci mancherebbe solo che dopo Mann si promuovesse autore
> perfino Proyas.


dopo aver visto Mann inserito nei 5 più grandi registi viventi, come ho
letto su IAC l'altro giorno, non è lecito stupirsi più di nulla.
Aggiungo che Marzullo è anche uno dei migliori 3 conduttori viventi di
un magazine sul cinema. :-(
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